Una nuova legge che entrerà in vigore il 1° ottobre in tutta la Spagna, istituita con il Regio Decreto 933/2021: impone ai locatori privati, agli hotel e alle strutture camping di raccogliere e comunicare al Ministero degli Interni i dati sensibili dei viaggiatori, compresi i metodi di pagamento, le transazioni finanziarie, i numeri delle carte di credito, i dettagli del contratto e le informazioni di contatto personali.
Secondo il Ministero dell’Interno, la legge è necessaria per aumentare la sicurezza pubblica e prevenire le attività terroristiche e la criminalità organizzata. Misura che gli esercenti del settore ritengono “impossibile” e causa di “caos e confusione”.
Questa legge si applicherà a tutti i turisti, sia nazionali che stranieri, regola che ha suscitato dissenso tra gli addetti ai lavori. La Confederazione spagnola degli alberghi e delle strutture ricettive (CEHAT), che rappresenta più di 16.000 aziende e 1,8 milioni di strutture ricettive, si è espressa in forte opposizione alla legge argomentando le sue ragioni.
Le principali preoccupazioni sono relative alla raccolta, alla conservazione e alla privacy dei dati sottolineando che dovranno essere svolte seguendo una legge che reputano “molto lacunosa e impossibile da applicare”. Sottolineano inoltre, come la legge potrebbe mettere a rischio le aziende spagnole e porle in una posizione di svantaggio rispetto ai concorrenti di altri Paesi dell’UE.
Come ha dichiarato il portavoce dell’Associazione Alberghiera Spagnola: “C’è una diffusa confusione riguardo ai dati richiesti e alle modalità di presentazione. Il Decreto Reale implica una significativa interferenza nei diritti alla privacy dei turisti”.
Anche la Federazione Spagnola dei Campeggi FEEC denuncia il caos: “I campeggi, che hanno sempre collaborato con le forze dell’ordine, si sono trovati di fronte alla sorpresa di dover fornire dati non ufficiali, che non appaiono su alcun documento dei viaggiatori (carta d’identità o passaporto), come metodo di pagamento, numeri di carte di credito, numero di cellulare e domicilio. Come la FEEC ha sottolineato più volte negli ultimi mesi, ciò rende impossibile inviare i dati in modo automatizzato, obbligando alla registrazione e all’invio manuale, con il conseguente aumento degli errori e di un lavoro sproporzionato per chi deve fornire queste informazioni”.
© Riproduzione Riservata











