Oltre una sessantina di realtà tra istituzioni, imprese e associazioni si sono confrontate in occasione degli Stati Generali del turismo outdoor, un’occasione importante per fare il punto sul mondo dei cammini, per scambiare buone pratiche e condividere le linee guida sulla governance della rete escursionistica italiana.
Quando si parla di cammini, non si tratta di semplici sentieri ma di percorsi che raccontano luoghi, attraversano la natura e la cultura dei territori, un tesoro da gestire e tutelare che incentiva il turismo sostenibile e responsabile, un modello considerato possibile per uno sviluppo corretto della montagna.
Riportiamo le preziose parole del Presidente generale del Cai, Antonio Montani, dichiarate all’agenzia Dire: “Sono contentissimo della risposta che abbiamo avuto perché tutte le sigle del settore e tutti gli operatori hanno aderito con entusiasmo, questo vuol dire che c’era necessità di trovarsi, confrontarsi, mettere in comune le esperienze. Spesso si parla di ‘fare rete’ e tante volte rimane un concetto astratto. Questo, invece, è un modo per concretizzarlo e trovarsi a discutere delle problematiche e delle opportunità che questo settore ha.”
Specifica: “Il turismo outdoor non è solo cammino, ma il cammino è una componente indispensabile. Anche chi fa altre attività in montagna, sovente per iniziare a farle cammina, quindi il cammino c’è sempre”. noi insistiamo nel dire che la rete sentieristica è l’infrastruttura sulla quale poggiano tutti i cammini.”
Questo il tema centrale della due giorni di Stati Generali su “Sentieri, rifugi e accoglienza”, con l’obiettivo di far comprendere sempre più agli enti pubblici che è necessario investire sulle infrastrutture che lo rendono possibile. Un impegno che dovrebbero perseguire il governo, i comuni e le regioni in sinergia.
Montanari punta il focus sullo stato dell’arte dei cammini in Italia: “Sui sentieri la situazione è eccezionale e drammatica allo stesso tempo. Su 180.000 chilometri di sentieri italiani, attualmente ce ne sono 140.000 mappati e inseriti nel catasto nazionale fatto dal Cai su incarico del ministero del Turismo. Dei 180.000 chilometri, poco meno della metà sono mantenuti dal Cai. È una cosa eccezionale perché viene fatta con il lavoro dei volontari, ma è anche l’aspetto più drammatico perché, se si vuole investire in questo tipo di turismo, è necessario un intervento pubblico, come si sta iniziando a vedere“.
L’obiettivo è inoltre quello di istituire un Osservatorio indipendente sul turismo outdoor, guidato da Cai ed Enit per fare ordine sul mondo dei “cammini” poiché riveste un ruolo fondamentale per i territori e per lo sviluppo di un turismo outdoor, che ricade anche sulle attività ad esso strettamente legate, comprese le strutture open air.
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